Redazione (Martedì 12-08-2014, Gaudium Press) Il caso del padre Miguel Pajares, sacerdote spagnolo infettato dal virus mortale dell'ebola in Africa - una notizia che ha fatto il giro del mondo per il suo recente trasferimento in Spagna per ricevere il trattamento medico e salvare la sua vita - è solo una delle tante testimonianze di sacerdoti, religiosi e missionari che hanno seguito il comandamento "Andate e fate discepoli tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo", e che sfidano la malattia per essere accanto a coloro che soffrono, mettendo in pericolo la propria vita.
E è difficile la situazione che affrontano attualmente i cosiddetti Paesi dell'ebola -Liberia, Sierra Leone, Nigeria e Guinea - che sono già arrivati a stati allarmanti, come ha assicurato il direttore del Centro di Controllo di Infermità degli Stati Uniti, Tom Frieden, secondo il quale dall'inizio dell'epidemia la situazione è fuori controllo, dal momento che il numero di morti e infetti presto superarà il numero di vittime dell'ebola negli ultimi 32 anni.
Uno scenario che ha portato anche all'abbandono e al rifiuto dei villaggi più colpiti da questa malattia, che a sua volta ringraziano particolarmente la presenza dei missionari che ci sono venuti e che rimangono per offrirgli conforto e una luce di speranza.
Nei paesi dell'ebola cattolici sono una minoranza
Circostanza che colpisce l'attenzione se si tiene conto del fatto che nei paesi dell'ebola i cattolici sono una minoranza. Secondo notizia del "Religión en Libertad", la popolazione cattolica dei quattro Paesi non supera il 13%, essendo la Guinea la più bassa, con il 2,6%, e la Nigeria quella con più cattolici, 13,3%. Ma lì il numero di chierici cattolici che servono le località colpite si avvicina ai 12mila, dei quali oltre mille sono sacerdoti, una cifra significativa in una popolazione cattolica di minoranza.
Nel totale, in Africa la popolazione cattolica raggiunge il 23,14%, cioè, più di 200 milioni di persone che professano il cattolicesimo; una cifra che è cresciuta negli ultimi anni, secondo registro dell'Annuario Pontificio pubblicato dal Vaticano.
Questi dati riflettono benissimo l'accoglienza che hanno i missionari nel continente, che è segnato dalla povertà, dalle guerre civili e dalla malattia, e che trova un raggio di speranza con il lavoro della Chiesa cattolica attraverso i missionari, le scuole, gli ospedali, i centri di formazione e le parrocchie che ci sono state costruite.
Dare la vita per coloro che soffrono
Molti di questi missionari in Africa hanno già dato le loro vite al servizio della Chiesa per il fratello sofferente, come è successo a Suor Chantal Pascaline, monaca del Congo e compagna di missione del sacerdote Pajares, morto lo scorso fine settimana a causa del virus ebola.
Come riportato dal dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, la suora era nell'ospedale San Giuseppe di Monrovia, in Liberia, ma la malattia ha vinto la battaglia, nonostante le cure ricevute dalle mani dell'infermiere William Ekeurm, volontario del Cameron, che serve anche altri casi di missionari gravemente malati di ebola, come la monaca della Guinea, Paciencia Melgar, ed il fratello di Ghana, Georges Combey. (GPE / EPC)